Casa Marta
Casa Marta è un pregevole esempio di architettura di stile veneziano
della
prima metà del XVI secolo. La Casa Marta si trova nel centro del paese ed
ha acquisito questo nome perché vi abitava una signora di nome Marta andata
in sposa ad un “Rizzardi” che abitava in là.
Da qui è nato uno dei soprannomi della stirpe Rizzardi, “da marta” e anche
il nome della casa.
Comunque in origine la casa era della famiglia Còredo; si sa infatti che
vi abitava intorno al 1488, Michele di Antoniolo.
Il Palazzo Nero
Fu innalzato per ordine del Principe vescovo Giorgio II di Hach, verso
il 1460 sopra le rovine di alcune case della zona detta “Sovich”, antico
feudo di Bracherio di Còredo ove andarono ad abitare i suoi discendenti
dopo la cessione di Castel Bragher ai Thun.
Il
palazzo, nel XV secolo fu sede del tribunale di giustizia, nel quale furono
emanate delle sentenze contro delle persone accusate di stregoneria; messe
poi al rogo nel piazzale antistante. Immemore del suo fosco passato, oggi
il Palazzo Nero è divenuta una dimora, conservando però la sua aria cupa,
accentuata dalla severa linea quattrocentesca e dal colore scuro delle mura.
Quello che rende estremamente interessante il Palazzo Nero si trova all’interno,
nell’antica sala gotica del giudizio: un ciclo di affreschi in stile tardo
gotico, fra i più notevoli ed importanti della regione, raffigurante le
vicende di Genoveffa di Brabante, regina di Francia, punita per adulterio.
Castel Bragher
A circa tre km. percorrendo la vecchia strada per Taio, sorge il Castel
Bragher.
Costruito
nel 1270 da Ser Bagherio di Còredo, il quale eresse una torre sulla roccia
prospiciente il burrone del rio delle Sette Fontanelle e vi andò ad abitare,
lasciando al fratello Paolo il Casello di Còredo. In seguito l'edificio
passò ai Conti Thun. Nel secolo XVI fu ampliato e poi restaurato più volte.
Oltre a restaurare le opere murarie, furono eliminati tutti i vecchi mobili
che vennero sostituiti con pezzi di valore. Attualmente il castello è divenuta
una splendida dimora, in tutto degna delle tradizioni plurisecolari del
casato; è uno dei meglio conservati del Trentino.
Gli
interni del castello custodiscono preziosi arredi rinascimentali ed opere
d'arte provenienti dalle collezioni thuniane: tra le altre vanno ricordate
alcune tavole ed una lignea Adorazione dei Magi di Michael Pacher, alcune
tele bassanesche, un quadro attribuito a Pietro Brueghel il Vecchio. Presso
il cortile interno alle mura si trova la chiesa di S. Celestino , consacrata
nel 1452 e ampliata nel Seicento, racchiude un pregevole ciclo affrescato
con storie della Passione risalente al 1461.
Castel Coredo
Castel Coredo è la dimora più importante del paese ed anche la più antica.
Non si sa quando esattamente furono gettate le prime fondamenta, ma è certo
che il castello fu fabbricato nel XII secolo da Olurandino e Nicolò di Coredo.
Riedificato a metà del Quattrocento, il castello di Coredo fu distrutto
da un incendio nel 1611. Sulle sue macerie, nei primi decenni del
Settecento,
sorse l'attuale palazzo che nel grandesalone custodisce i ritratti della
famiglia Coreth. Su Castel Còredo, corrono in paese alcune leggede. Una
di queste si ricollega all’epidemia di colera che investì Coredo nel 1836.
Il castello era stato concesso dal conte Coreth per il ricovero dei malati;
questi erano assistiti di notte da un frate, che passava da una stanza all’altra
con una lanterna accesa per controllare i suoi pazienti. Dal paese la gente,
terrorizzata dalla minaccia incombente della morìa, seguiva con il cuore
sospeso l’andirivieni del tremolante lumicino e, se questo si arrestava,
ne deducevano che il frate si era fermato presso un moribondo.
Il Santuario di San Romedio
Con una passeggiata di circa 30 minuti, partendo dalla località “due laghi”
si può arrivare al Santuario di S. Romedio, definito il più suggestivo d’Europa.
Il
santuario sorge su di una roccia alta 90 metri ed è costituito da più chiese
e cappelle, che seguono la conformazione della roccia, collegate tra loro
da una ripida scala di 131 scalini.
Gli edifici che costituiscono il santuario sono di datazioni diverse; la
costruzione più antica, sorta attorno alla tomba dell'eremita Romedio, risale
intorno all'anno 1000.
L'intero complesso si articola in 5 chiesette:
- La chiesetta dell'Addolorata, costruita in ringraziamento per la pace
dopo la guerra del 1915-18;
- La chiesetta di S. Giorgio del 1489;
- La chiesetta di S. Michele del 1514;
- La chiesa maggiore di S. Romedio eretta nel 1536;
- La chiesa Antica, la prima costruita, che conserva in urne le reliquie
del Santo.
La figura di San Romedio è un chiaro esempio
del
fenomeno dell'eremitismo, sviluppatosi in Europa a cavallo tra il X e l'XI
secolo.
Romedio appartiene a una ricca famiglia della prima nobiltà bavarese- tirolese,
è signore del castello di Thaur, vicino ad Innsbruck, è padrone di ricche
saline nella valle dell'Inn ed ha molti uomini al suo servizio.
Nel corso di un pellegrinaggio a Roma decide di ritirarsi ad una vita di
penitenza, dona tutti i suoi averi e possedimenti alla Chiesa, e sceglie
di appartarsi in un luogo isolato per dedicare la sua vita a Dio. Vive in
completa austerità, pregando immerso nella natura ed abitando nella grotta,
dove ora sorge il santuario.
La chiesa vecchia
La più antica memoria che abbiamo della chiesa è del 1348. Anticamente la
chiesa era dedicata a S. Maria Assunta, come molte altre chiese della valle;
in seguito, non si sa per quali motivi, venne dedicata all’Invenzione
di
S. Croce.
La sua facciata ha un portale barocco di pietra bianca e rossa, al quale
corrisponde superiormente una finestra semicircolare. Il bellissimo altare
maggiore di legno dorato, di stile barocco, fu intagliato nel 1661 dallo
scultore Simone Ramus da Cavareno; il quale nel 1677 intagliò anche il magnifico
pulpito adorno dei quattro evangelisti, di angeli ed altri ornamenti disposti
con gusto e maestrìa.
Nel 1426 la primitiva chiesetta fu restaurata e nel 1468 fu ristrutturata
ed ampliata perché non poteva più contenere la popolazione sempre crescente.
Nel 1510 un incendio devastò la chiesa e parte del paese. Il terribile incendio
del 1611 bruciò sia il castello che la chiesa e il campanile. Mentre il
primo fu lasciato andare in rovina e non fu più ricostruito con le sembianze
originali, la chiesa e il campanile vennero presto ricostruiti.